Fondazione Pordenonelegge.it e Munaf: nasce la mostra "sguardi sotterranei"

Nasce dalla collaborazione tra il MUNAF – Museo Nazionale di Fotografia e la Fondazione pordenonelegge.it, la mostra Sguardi Sotterranei che irrompe dal 16 al 20 settembre, nei giorni di pordenonelegge Festa del libro e della libertà, occupoando la quotidianità del centro storico cittadino per trasformare un non-luogo di passaggio in un’inaspettata galleria d’arte a cielo aperto. Il progetto compone un denso intreccio tra la grande poesia italiana del Novecento e della contemporaneità e il patrimonio visivo della fotografia d'autore, tracciando un cammino di risonanze, contrappunti e corrispondenze in vista di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027. «Da qualche tempo il Museo Nazionale di Fotografia lavora sul rapporto tra fotografia e altre arti con mostre e studi. Tra poesia e fotografia c’è una scrittura comune in cerca della verità del vivere. Le immagini selezionate per la mostra “Sguardi sotterranei” a pordenonelegge sono di diverse generazioni di artisti e diversi stili» spiega Davide Rondoni, presidente del Munaf «Le abbiamo scelte perché belle, forti, e come la poesia stranianti nel trovare un punto di vista più autentico sul reale e sul suo Mistero»
L’itinerario espositivo si snoda lungo la via principale sotterranea del Centro Valle attraverso nove grandi affissioni urbane 6x3 metri. La forza concettuale dell'operazione risiede anche nella sua deliberata ed effimera fragilità. Stampate su semplice carta da affissione, le installazioni sono destinate a consumarsi nel tempo sotto l'azione degli agenti atmosferici, dell'umidità e dei segni del passaggio urbano. Strappi e graffiti accompagneranno l'opera nella sua trasformazione, lasciando comunque emergere una traccia di bellezza e provocando l'attenzione del pubblico sul futuro e sulla riqualificazione di uno spazio cittadino centralissimo. Spiega il Presidente di Fondazione Pordenonelegge.it Michelangelo Agrusti: «la mostra Sguardi Sotterranei, che apre la sinergia della Fondazione Pordenonelegge.it con il Museo Nazionale della Fotografia, si pone come valore aggiunto rilevante per la valorizzazione dell'intero quartiere, che si appresta ad accogliere nei giorni di pordenonelegge la Dissensio Arena, progettata per le voci di autori e autrici dissidenti e perseguitati dai regimi nel mondo. Con questo percorso d'arte urbana vogliamo imprimere una traccia di ispirazione e libera creatività: un invito alla riflessione attraverso il linguaggio delle immagini e della poesia, capace di pervadere la quotidianità dei residenti e di chiunque attraverserà queste vie.»
Gian Mario Villalta, direttore artistico di pordenonelegge, poeta e scrittore, ha curato la selezione dei testi poetici, e commenta «Lo sguardo deve raggiungere, seguendo un cammino non usuale, il passaggio inferiore del Centro Valle, per leggere le poesie, guardare le foto. È la corsia di un parcheggio, una non-via che è diventata uno dei collegamenti importanti della viabilità cittadina. Quelle foto e quelle poesie si vede che ci sono, ma velocemente passando in auto, ma distanti dall'alto di Piazza del Portello. Si vedono mentre si svolge la vita quotidiana, sono lì, mentre camminiamo o guidiamo, ma con l'auto non possiamo fermarci, dalla piazza sono lontane. Dobbiamo scendere, diventare sotterranei anche noi, anche i nostri sguardi, per vedere bene le foto e leggere le poesie.»,
L’itinerario espositivo si apre sul tema del tempo e della crescita: nel silenzio complice dello scatto Storia di un vento e di una bambina di Toni Nicolini si avverte la medesima grazia e la crescita inosservata descritta da nei versi de La figlia che non piange di Vittorio Sereni. Questo scorrere del giorno si trasforma in una riflessione più profonda sul senso dell'esistenza, dove l'opera di Michele Nastasi Paesaggio n.001 dialoga con un frammento dell'opera poetica Viaggio terrestre e celeste di Simone Martinidi di Mario Luzi, sospendendo la vita dell'uomo tra la gravità della memoria storica e la transitorietà del presente. La mostra si addentra poi nella dimensione dell'inconsueto che affiora tra le pieghe del giorno. Nei tre caschi da parrucchiere immortalati da Paola Mattioli in Fabbrico / 3 risuonano i versi di Giovanna Sicari di Sognavo che ero morta e camminavo laddove l'improvvisa vertigine dell'ignoto spinge la mente verso la ricerca di un “insensato forte luogo”. La riflessione sull'identità e sulle maschere sociali trova un’inattesa venatura di amara ironia e malinconia nel burattino di legno nella fotografia Effetto farfalla di Luca Marianaccio, specchio fedele della poesia Mimesi di Giovanni Giudici e del continuo travestirsi della vita nell'attesa che riemerga la nostra parte più autentica. Dal teatro dell'identità si passa al paesaggio inteso come forma della mente. La periferia milanese innevata nell’opera Dal Monte Stella di Ernesto Fantozzi e il profilo dei suoi palazzi grigi accolgono le solitudini della poetessa Patrizia Cavalli, trasformando due figure umane “quasi un errore del paesaggio” (dalla raccolta Datura). A questo freddo e desolato isolamento fa da contraltare la vitalità degli elementi: il getto limpido e vigoroso di Flavia Rossi nella sua fotografia Ànemos incarna la rinascita e il «pensiero pulito» cantato da Amelia Rosselli in Perdonatemi, dove l'acqua lava le fatiche e spalanca il cielo sopra la terra. Ma la natura sa farsi anche spietata e rigorosa: il dettaglio crudo delle zampe tra le foglie secche dello scatto Besozzo di Francesco Radino incontra la precisione inesorabile dell’Elegia pasquale di Andrea Zanzotto, ricordandoci la fredda misura del cadere e il silenzio che tutto consuma. Il percorso ritrova poi il calore del contatto umano e della festa attraverso il ballo catturato da Mario Cattaneo in Balera, in cui risuonano la fame di giovinezza e l'ingenuo desiderio del corpo narrati da Pier Paolo Pasolini ne Il pianto della scavatrice. Un'umanità che tuttavia torna ad affievolirsi e a confondersi negli spazi urbani contemporanei nella fotografia Padanistan di Tomaso Clavarino, dove “un cittadino senza volto” della poesia Inverno di Fernando Bandini si dissolve gradualmente nella nebbia dei viali. A chiudere l'esposizione è la potenza purificatrice del mare nello scatto di Enzo Nocera Ritratto del Monte. Da Camogli a Levanto via bosco, le cui onde infrante contro le rocce sembrano bruciare ogni finzione, dando corpo nei versi di Cronistoria di Giorgio Caproni a una celebrazione della natura che incendia le maschere e custodisce, incontaminata, la vera arte di esistere.
Ad accompagnare la mostra, a pordenonelegge sabato 19 settembre ore 21 Confindustria Alto Adriatico, Davide Rondoni e Gian Mario Villalta presenteranno il libro Scrittura obliqua. Fotografia e poesia edito da Quodlibet nato dall'omonima mostra promossa dal MUNAF – Museo Nazionale di Fotografia di Cinisello Balsamo (Milano), che ne ha curato la produzione all'interno di Villa Ghirlanda. Il volume si interroga sulla possibilità di far dialogare due linguaggi apparentemente opposti: da un lato la fotografia, intesa come sguardo oggettivo e immediato sulla realtà, e dall'altro la poesia, espressione pura e intima della soggettività. Curato da Davide Rondoni, raccoglie i progetti dei sette artisti esposti in mostra insieme ai testi critici di approfondimento firmati da Davide Rondoni, Matteo Balduzzi, Corrado Benigni, Michele Nastasi e Mauro Zanchi, che indagano il dialogo tra linguaggio fotografico e linguaggio poetico attraverso le opere di Luca Campigotto, Federico Clavarino, Sabrina D'Alessandro, Linda Fregni Nagler, Alessandro Sambini, Alessandra Spranzi e Paolo Ventura.
La 27^ edizione della Festa del libro e della libertà è promossa da Fondazione Pordenonelegge.it, il programma completo e tutti gli aggiornamenti in tempo reale sono consultabili sul sito ufficiale pordenonelegge.it.
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